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"METLINE, ma Bien-Aimée...", par Hafedh HAMZA

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 Coltano ed i "Moriscos Toscani", 400 Anni Dopo

par Dr Spartaco SOTTILI  

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Spartaco SOTTILI : Né le 27 Juillet 1965 à Reggello (Province de Florence, Italie), Docteur en droit (Università delli Studi di Firenze). Il est originaire d'une famille Morisque qui a rejoint l'Italie depuis 4 siècles après son explusion d'Espagne, pour s'installer dans la région Toscane.

 

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Je remercie infiniment notre cher ami Spartaco pour son précieux article (rédigé en langue italienne) qu'il dédie à tous les descendants des Morisques dans le monde et qu'il a choisi de le publier dans mon site dédié à METLINE, cette petite ville tunisienne qui a acceuilli les Morisques expulsés d'Espagne depuis 4 siècles!
 
Bonne lecture à tous!
 
Avril 2011
 
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Sono nato a Figline Valdarno, e vivo a Reggello in Provincia di Firenze dove sempre ha abitato la mia famiglia paterna, da almeno 250 anni. Sono Dottore in law (Università degli studi di Firenze). Il mio interesse per la diaspora morisca nasce proprio dalla storia della mia famiglia che si perde nelle vicende della Toscana dei Granduchi Medici. La Toscana del XVII e XVIII è una terra di castelli e grandi fattorie dove poche nobili famiglie come gli stessi Medici o gli Ximenes D'Aragona, i Niccolini, erano proprietari di migliaia e migliaia di ettari di terreno. In queste tenute veniva impiegata per i lavori agricoli o artigianali molta manodopera, spesso importata anche da altri paesi europei. La città di Livorno era un insieme di razze, di religioni e di colori perchè attirare stranieri in Toscana era un aspetto importante della politica dei Medici, una politica diretta a popolare soprattutto i vasti territori ad ovest di Firenze, paludosi e malsani. Sembra che la mia famiglia nel 700 almeno o forse prima sia stata alle dipendenze come lavoratori della pietra di una di queste grandi fattorie medicee dove vi erano alcune famiglie "turche" come venivano chiamati i moriscos, provenienti da Coltano ed ancora prima da Livorno dove erano sbarcati dopo l'espulsione. Quindi, non sono certo che il mio antenato sia un moriscos, ma il mio profilo genetico (aplogruppo arabo-berbero) in linea maschile dice che il mio antenato viene dalla Spagna o dal Maghreb berbero. Altro indizio è che la mia famiglia sembra che anticamente sia stata proprio alle dipendenze della famiglia Ximenes D'Aragona, ricchissimi commercianti provenienti dalla Spagna artefici della ristrutturazione in stile moresco del famoso Castello di Sammezzano a Reggello dove i miei antenati lavorarono. Ma la mia ricerca non è certo terminata.Ho conosciuto Hafedh proprio mentre cercavo di documentarmi sui moriscos, ho appreso dell'affascinante episodio dei 3000 moriscos in Toscana e della loro misteriosa sorte. Ho trovato qualche traccia d'archivio della loro dispersione in Toscana. Certo è che non furono mai una vera e propria comunità, ma dispersa e combattuta ed anche parzialmente ri-espulsa. Non sono quindi tracce "culturali" di una identità morisca in Toscana. 
E' quindi mio grande mio personale piacere dare il mio piccolo e misero contributo tramite il mio amico Dr. Hafedh HAMZA, un Morisco Tunisino di METLINE, alla ricostruzione delle diaspora Morisca in Toscana. Un lavoro, appunto, appena iniziato.


 

“Coltano  non è un lager” recitava un lenzuolo steso, proprio a Coltano, da qualcuno che in questi giorni giustamente protestava contro la paventata destinazione di un qualche centinaio di immigrati nordafricani  in quei luoghi.

 

Notoriamente pensiamo a Coltano come ex campo di prigionia alleato destinato agli sconfitti della II guerra mondiale e reso celebre dal fatto che vi venne relegato Ezra Pound.  Ma la destinazione di questo luogo a una simile funzione è molto più antica andando probabilmente ad intersecare proprio la storia e l’antica ascendenza di alcuni di coloro che, delle drammatiche vicende lampedusane, oggi sono i protagonisti.


 Nel 1610 il Granduca di Toscana Cosimo dei Medici, appena succeduto a Ferdinando incaricò un famoso capitano di ventura dell’epoca, tal Niccolò Pesciolini, di recarsi a Marsiglia e di condurre nel Granducato di Toscana con navi atte a simile trasporto, quanti più “mori” egli potesse tra quelle molte migliaia di sventurati che nelle immediate vicinanze del porto francese si erano radunate. Il grosso dell’espulsione dei “Moriscos” spagnoli e portoghesi, già iniziata nel 1609 e decretata da Filippo III Re di Spagna e Portogallo  diabolicamente  in questo consigliato dal Duca di Lerma, si era tuttavia svolta “via mare” attraverso i più importanti porti spagnoli : circa 250-300.000 persone (le esatte dimensioni del fenomeno sono sconosciute) vennero forzatamente imbarcate verso quella che veniva allora chiamata la Berberia o verso altri porti dell’Impero Ottomano (di cui  i Moriscos si affermava fossero la quinta colonna nella penisola iberica) giungendovi decimati e tra inenarrabili sofferenze. Come se non bastasse le terre delle attuali Tunisia, Algeria e Marocco si sarebbero presto rivelate tutt’altro che ospitali. Moltissimi di questi mori erano “conversos” (fatti convertire a forza dagli spagnoli e ciononostante espulsi) o portatori di un sincretismo religioso che inevitabilmente provocava una forte ostilità o, peggio, scontri sanguinosi con le popolazioni autoctone. Ma vi erano anche  elementi “esteriori” che causavano una forte diffidenza. I Moriscos erano spesso di pelle ed occhi chiari, frutto non solo di quelle violenze dei dominatori che l’efficace prosa di Ildefonso Falcones ne La Mano di Fatima ha fatto universalmente conoscere, ma anche della fusione, di molti secoli anteriore, con gli ancora più antichi colonizzatori germanici, Svevi, Vandali o Alani, terribili guerrieri di antica stirpe e lingua iranica.


 Coloro che invece vennero espulsi verso la Francia “via ter

ra” vengono sovente quantificati, dalla storiografia, in circa 40-50.000 persone. Questi “mori” provenienti in specie dal sud della Navarra, dall’Aragona e dalla Castiglia  erano stati  costretti, spogliati di ogni bene e terre, a prendere la via dei Pirenei attraverso i Paesi Baschi. Marce estenuanti cui potevano resistere solo i più forti, spesso derubati dei loro poveri averi lungo il cammino da bande armate. Di queste decine di migliaia di persone molte si diressero a Marsiglia e ad Adge in attesa di essere a loro volta imbarcati, altri nuclei isolati si fermarono in Provenza, piccoli gruppi invece si diressero verso l’Adriatico e Venezia, “contatto” con l’oriente e l’Impero Ottomano (“essi nascondevano il loro reale proposito di fuggire a Costantinopoli facendosi passare come pellegrini diretti a Santa Maria di Loreto Homenaje a Álvaro Galmés de Fuentes – Scritti di Alvaro Galmes Fuentes), altri addirittura nei Paesi Bassi o in Germania come il ricco Morisco Ricote del Don Quixote di Cervantes. I Moriscos radunati a Marsiglia, terrorizzati da un’abile campagna di persuasione su ciò che sarebbe loro accaduto se avessero scelto la via dell’Africa, non avrebbero avuto tuttavia maggior fortuna dei loro fratelli sbarcati nelle terre della Berberia. L’iniziale favore con cui i protestanti ed il Re francese Enrico IV, (quello del “Parigi val bene una messa”) già Re di Navarra, accolsero questi profughi venne velocemente meno a seguito dell’assassinio di Enrico da parte di un fanatico papista. Nella temperie di un rinnovato fanatismo diretto ad individuare per forza un “nemico” preferibilmente esterno (la storia si ripete sempre con stupefacente precisione) , i Moriscos di Marsiglia furono oggetto delle più grosse prepotenze se non addirittura  di veri e propri provvedimenti di espulsione.



Posizione geografica di Coltno (Google Earth)

Position géograhique de Coltano 

(Google Earth)




Villa medicea di Coltano 

Villa médicéenne qui se situe à Coltano près de San Piero a Grado (où se trouve la célèbre San Pietro Apostolo), une frazione de la commune de Pise


 In questo contesto si inserisce la missione del Pesciolini. Cosimo, appena succeduto a Ferdinando de Medici ha l’obbiettivo di bonificare  vasti territori del Pisano, della Lucchesia e del Senese. Non si pensi alla Toscana di allora (in fondo non moltissimi anni or sono) come ad un grazioso panorama di ondulate colline e paesaggi bucolici in ogni sua parte:  da Livorno fino a Fucecchio si estendevano vaste paludi e laghi pescosi, come il Lago di Bientina  dove la malaria la faceva da padrona.  Frequenti erano le petizioni delle popolazioni di questi malsani luoghi dirette a chiederne la bonifica, anche se spesso, come nel caso del Padule di Fucecchio, esse avevano trovato una forte opposizione da parte degli stessi Medici che non volevano perdere le proprie ricche riserve di pesca.


 Pesciolini (Vichi Imberciadori, Niccolò Pesciolini, Capitano di Ventura) “tratta” (o come riporta il Repetti “acquista”) un gruppo di tremila Moriscos guidati dal ricco commerciante Lopez Estalavella, ma ad un certo punto, quando sembrava essersi stabilito un accordo, questi Moriscos nottetempo s’imbarcano per Algeri lasciando il Pesciolini con un palmo di naso. A questo punto, del tutto misteriosamente, ritroviamo questi stessi Moriscos a Livorno quasi riapparsi dal nulla e di qua smistati nelle “maremme” toscane. Ezio Tremolanti (Il Seicento, secolo di profonda crisi e speranzosa ripresa. Economia, società, demografia relative alle colline pisane) ci fornisce un affresco di rara precisione sullo stato, in quell’epoca,  delle “maremme pisane e lucchesi” facendo cenno en passant, a questi “Moriscos” giunti presso la villa medicea di Coltano progettata dal Buontalenti, a bonificare e coltivare quelle terre malariche che già nella stessa famiglia Medici non molti anni prima avevano mietuto vittime (Eleonora di Toledo moglie di  Cosimo I Medici  ed i suoi stessi figli, Giovanni e Garzia). Anche il Repetti (Dizionario geografico della Toscana) ricorda, sia pur molto più partigianamente, come questi gruppi avessero da subito aspri scontri, anche “di coltello” con le molto ostili (!) popolazioni del luogo : “Sennonchè dopo avere esperimentata la ferocia, lo spirito d’insubordinazione e la poca attitudine per i lavori campestri di quella stirpe affricana fu costretto ad allontanare e liberarsi da cotesti incomodi ospiti col furgli trasportare nell’antica sede dei loro maggiori”. Per ulteriori dettagli dobbiamo affidarci a studiosi stranieri : Mikel Epalza (Los Moriscos antes y despues de la expulsion),  Abdeljalil Temimi (Revue d'histoire maghrebine),  Florencio Janer (Condición social de los Moriscos de España: causas de su expulsión y consecuencias que esta produjo en el orden económico y politico) ci rammentano come questi “mori” in prevalenza commercianti ed ufficiali dello Stato e quasi del tutto incapaci di attendere alle attività agricole, fossero dopo poco tempo reimbarcati verso Algeri, Tunisi e la Berberia. Non si sa tuttavia quanti restarono, se ad essere reimbarcati furono solo quelli di Coltano o se invece una consistente parte più verosimilmente venne ad essere sparpagliata in altre proprietà, in altre ville medicee, come quelle ad esempio delle Pianore, o della villa medicea di Camugliano nei pressi di Ponsacco (LU) nelle cui vicinanze  c’è un interessante toponimo “La Turchia” (essi venivano infatti spesso chiamati “Turchi” ). Tuttavia non dovettero essere pochi coloro che rimasero se una sostanziosa presenza dei “Moriscos” viene ricordata in un documento dell’archivio Medici che li segnala,  nel 1616, nel Senese nella zona di Rispescia, “militarmente scortati” in vista di un loro ulteriore dislocazione in gruppi nelle terre dell’Ospedale di S. Maria della Scala a Siena. Queste piccole comunità di “Moriscos Toscani” persero così, inevitabilmente ogni sentimento dell’identità e della antichissima cultura di cui erano gli ultimi discendenti.


 

Troviamo in tutto il Maghreb, in Tunisia (“Los Moriscos de Tunez”), come in Algeria o in  Marocco, intere comunità di “Andalussi” che son riusciti a mantenere la propria cultura, la propria memoria e la magnifica arte “mudejares” espressa nell’architettura di molte città, spesso, nei successivi secoli alla loro deportazione, elite intellettuale e di governo, la cui dolce  nostalgia si ritrova nei loro canti e nei loro struggenti racconti sulla patria perduta. I “Moriscos” toscani di Coltano e di altri piccoli lager o campi di detenzione della Toscana granducale furono quindi, quando non cacciati, forzatamente assorbiti e dissolti, mentre l’invisibile ed inconsapevole discendenza di coloro che restarono e di quelli che, rifiutati, ripresero il mare, forse oggi resta a fronteggiarsi dai lati opposti delle nostre moderne barricate.


Dott. Spartaco SOTTILI

Reggello (Firenze), 01/04/2011

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